Le solanacee comprendono molte specie di vegetali che producono solanina, una sostanza tossica presente in tutta pianta, comprese foglie, frutti e radici, come difesa contro funghi e insetti. Tra le piante commestibili più conosciute, sono considerate solanacee: i pomodori, i peperoni, i peperoncini, le melanzane e le patate, spesso onnipresenti nella nostra cucina mediterranea, anche fuori stagione. Non tutti sanno però che più questi frutti maturano (vengono chiamati verdure ma in realtà sono veri e propri frutti!), più il contenuto di solanina diminuisce, fatta eccezione però delle patate che, se vecchie e germogliate, ne contengono una grande quantità che le rende potenzialmente tossiche.

In macrobiotica queste piante sono considerate molto Yin (espansive, raffreddanti, destrutturanti) perché originarie di paesi con climi molto caldi, per questo vengono spesso yanghizzatecon il sale o con il calore, vengono cioè trattate con elementi Yang per essere ricalibrate con il nostro equilibrio corporeo, da cui dipende la nostra salute fisica e mentale. In altre parole, secondo la macrobiotica il consumo regolare e continuato, anche quindi fuori stagione, di questi frutti “tropicali” contribuirebbe e far perdere l’immunità naturale del nostro organismo, che è “sintonizzato” con un clima molto più temperato, generando uno sbilanciamento di forze.

A lungo andare questo squilibrio può aprire la strada ad una varietà di malattie, come il raffreddore e l’influenza, ma anche le malattie infettive che si manifestano con eruzioni cutanee e psoriasi. Il consiglio della macrobiotica è quindi quello interromperne il consumo al manifestarsi di tali malattie. Sempre secondo la macrobiotica, le solanacee sarebbero sconsigliate in caso di osteoporosi e artriti, per il loro contenuto di acido ossalico, un limitatore dell’assorbimento di calcio, che viene quindi depositato in zone periferiche del corpo, provocando infiammazioni localizzate e croniche.

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